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“Un Anno”: rivelazione letteraria del mio inverno 2012.

gennaio 30, 2012

Quando ho preparato Sociologia Giuridica, l’ho fatto con una grande rabbia dentro che ho cercato di trasformare in energia positiva, in grinta per studiare. Riuscendoci, fortunatamente.
Tra i libri di cui mi sono servita ce n’è stato uno che ho letto con grande entusiasmo, che tutti dovrebbero leggere (non necessariamente per preparare Sociologia Giuridica): “Un Anno. Scritti per la rivista I Siciliani”, di Giuseppe Fava.

Pippo Fava, assassinato dalla mafia il 5 gennaio 1984.

Si tratta di una raccolta di articoli pubblicati sulla rivista “I Siciliani”, appunto, che negli anni ’80 si rivolse al pubblico come realtà editoriale alternativa e che fu premiata con l’allargamento del numero di copie anche ad altre città italiane. Gli argomenti spaziano dalla costruzione della base missilistica di Comiso alla compresenza sul territorio siciliano – e non solo – di mafia, politica ed economia, passando per il problema dell’inquinamento causato dalle industrie petrolchimiche ad Augusta. Troviamo inoltre numerosi riferimenti al quadro politico del tempo, con lo strapotere della Democrazia Cristiana nel Sud Italia, la situazione del cosiddetto “sacco di Palermo” e la mancanza di una vera forza alternativa che non si limitasse ad utilizzare parole provenienti da quel politichese che nessuno comprendeva appieno. Quasi 400 pagine che ho letto per intero, con la curiosità famelica di chi nel 1983 ancora non c’era, ma nonostante ciò conosce, seppur secondo la formula del “sentito dire”, buona parte di quegli eventi che segnarono la storia italiana e soprattutto siciliana.

La cosa che mi ha sorpreso maggiormente è stata la lungimiranza di certi scritti, che sembrano usciti da una penna del 2012: molte cose, ahinoi, non sono cambiate.  “Non ti dico per quale partito votare, perché penso che abbia fatto una scelta basata su un tuo ideale, ma almeno dai il tuo voto a una persona che sia onesta”: da quegli anni è stata tramandata l’idea del “dare il voto a…” per ottenere in cambio favori, licenze, posti di lavoro o beni di prima necessità, segno evidente del fatto che in molti, purtroppo, non hanno avuto l’opportunità di imparare da questo libro. Imparare che può valere la pena di anteporre un ideale a tutto il resto.
Ho un’abitudine con i libri, che è quella di sottolineare con una matita fucsia le espressioni che mi colpiscono maggiormente o che ritrovo vicine al mio stato d’animo del momento: ci sono diverse sottolineature sul mio libro, anche se devo ammettere che la maggior parte di esse hanno carattere didattico.
Un libro che sono stata felicissima di leggere, e che credo rileggerò in un secondo momento, senza l’assillo del “libro per l’esame”. Un libro che dovrebbero leggere tutti i colleghi del mio corso di laurea, tutti i futuri giornalisti d’Italia, che dovrebbero leggere anche i politici italiani e siciliani, se non l’hanno ancora fatto. Imparerebbero forse a mettere da parte il proprio tornaconto personale, lavorando per gli altri e per questa Nostra regione “a testa alta… orgogliosamente”.

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