Perché mi sono un po’ scocciata di Lady GaGa.
Il mio ricordo va a questo video, che suscitò in me notevole curiosità dall’inizio. Inutile dire che la prima cosa che ho pensato è stata: “quella cosa in metallo che ha sulla faccia la voglio anch’io: è serissima!”. Ci vidi quello che ci aveva visto il mondo: l’innovazione. Una tizia mai vista prima che spunta da una piscina, agghindata in un modo per cui non esistono aggettivi, che balla e canta qualcosa di molto, molto intrigante. Mi sono intrippata di brutto con “Poker Face”, lo riconosco. Mettiamola così: è stato come trovarsi in un luogo pallosissimo, in un giorno qualunque, e vedere la folla aprirsi lasciando spazio a qualcuno di (apparentemente) molto speciale. Chiedendosi “da dove spunta?”.
“Paparazzi” non mi aveva fatto impazzire, eventualmente canticchiare alla fermata dell’autobus, nelle rarissime attese sotto la pensillina. Ma niente di elettrizzante. Come uno degli alti e bassi all’interno di una conoscenza, l’episodio che ti fa pensare “va bè, magari sono io, ognuno di noi è diverso dall’altro, magari chissà… stiamo a vedere”. Nessun entusiasmo particolare, nell’attesa del singolo successivo: col quale giunsi all’apice di questa fortissima simpatia per Lady GaGa.
“Bad Romance” fece schizzare in alto il mio personale grafico: continuo tuttora ad adorarla, a ballicchiarla, e continua a venirmi in mente “nei luoghi e agli orari più insoliti” (cit. di Carmen Consoli, che ultimamente mi viene spesso in mente, non saprei dire perché). Un videoclip che è un piccolo film, coreografie incredibili degne del migliore flashmob di sempre – ho sempre sognato di prendere parte a un flashmob! – con note elettroniche e accattivanti, riprese dalla disco elettronica dell’Est europeo. Con “Bad Romance” ero cotta a puntino: mi si poteva scendere (a Palermo diciamo così per indicare la cottura perfetta della pasta).
Poi che è successo? E’ successo che dopo un breve periodo di silenzio, del quale non mi sono accorta talmente ero presa dal ballare tutto il giorno, venne la volta di “Born This Way”, singolo e disco. Mi piaceva ‘sta “Born This Way”, però cominciava a mancarmi qualcosa, quel qualcosa in più che avevo trovato nel disco passato e che mi aveva fatto “intrippare così male”. Improvvisamente mi sembrava di vedere qualcosa che avevo già visto da qualche parte… un po’ come accorgersi che quel qualcuno di (apparentemente) speciale che si era scorto tra la folla non era poi così speciale: un comunissimo pezzo di vetro travestito da diamante. E gli altri singoli hanno confermato questa mia impressione: mi sembrava di vedere la figlia di Madonna seguire a tutti i costi le orme della madre, vedevo una strada già battuta nei video a sfondo religioso (forse il tentativo di “Judas” era quello di suscitare polemiche pari a “Like a Prayer”) e tutta la novità era stata esaurita così, nel tempo di un album.
Caparezza parla chiaro: “il secondo album è sempre più difficile nella carriera di un’artista”, e io coltivavo questo pensiero da parecchio, aspettando la giusta ispirazione per ordinarlo interamente e rendervene partecipi. Però mi sono un po’ scocciata, e io sono fatta così: quando mi scoccio, mi scoccio. Spero solo che torni a sorprendermi, perchè brava è brava: mi piacciono l’estensione vocale e le versioni unplugged di certi pezzi ai suoi concerti.
Quindi, Lady gaGa, se puoi, torna ad essere Lady GaGa.